Cronache di un Interail

Eccomi di ritorno con le storie del mio Interail dell’anno scorso… che se aspettavo ancora un po’ a riportare le pagine del mio diario di viaggio facevo in tempo a farne un altro.

Giorno I°
01/08/06

Sto viaggiando verso Ventimiglia.
Manca circa un quarto alle sette; questa notte ho dormito davvero molto poco e male, faceva un caldo soffocante, fradicio di sudore fra le lenzuola scomposte. Ieri sera son andato a letto a mezzanotte circa attardandomi as entire le storie dei viaggi e i consigli di Veterani del calibro di mio zio Paolo e della sua compagna Carla, viaggiatori provetti. E’ in gran parte merito di mio zio e dell’altra mia zia Laura, fratello e sorella di mia madre, se ho sviluppato una tale propensione per i viaggi "vecchio stile", sono cresciuto frai loro racconti di terre esotiche e lontane, di avventure ed eventi particolari.
Sono tutti molto orgogliosi di avermi "traviato" e di vedermi partire.
"Adesso hai il tuo esordio in serie C…" ha detto mio Zio mentre mangiavamo, al ristorante, la cena gentilmente offerta da Carla.
"No… serie A perchè parte da solo…" l’ha protamente corretto lei
Devo ammettere che la voglia di emulare i mie zii, di dimostrare quanto valgo e di guadagnare la loro stima in questo campo sono alla base della mia partenza.
Ho passato il pomeriggio chiaccherando con la Carla su vari argomenti: dall’ovvio Interail, all’Università è davvero coinvlgente quando parla, dote essenziale per una professoressa di lettere, ed è anche simpatica e comprensiva; in quanto a loquacità, mio zio, ha trovato qualcuno che riesce a tenergli testa.
Arrivato a Ventimiglia prenderò il primo treno utile per Marsiglia prima tappa del mio viaggio in franca terra… ivi passerò il pomeriggio e forse la notte; oppure partirò per Parigi in tarda serata… dormirò sul treno.
Parlando con la Carla dell’itinerario mi sono accorto di non aver calcolato bene i tempi.
Mi sono reso conto ch la tratta originale è un po’ irrealizzabile per la scarsità di giorni.
Avendole rivelato la mia volontà di vedere Britannia e Normandia, Ella mi ha proposto un perorso alternativo, interessante e più fattibile.
Da Parigi verso Ovest: Les Mannes, Rennes (da lì a Mont St.Michel) poi verso carnac dove c’è il più grande complesso megalitico e varie zone "celtiche". Poi proseguire sulla valle della Loira e vedere qualche castello… magari a Tours.. e per me amante del medioevo e del fantasy "luoghi da Druido" e manieri sono certamente affascinanti.
Magari lasciando Parigi fare un salto a Chartres, la cattedrale più bella del mondo.
In generale è un’idea da prendere in considerazione… in fondo se non fumo e non vado a troie… ()raggiungere Amasetrdam da solo è poco divertente, meglio andarci in compagnia.
***
Sono arrivato a Ventimiglia e tra qualche minuto dovrei partire per Marsigliae in un’ora, così mi ha detto mio Zio, sarò nella città portuale celebre per il sapone () e per l’inno francese.
Ho già combinao due cazzate: ho lasciato il carica-batterie del cellulare da mio Zio e facendo il biglietto per marsiglia non ho detto di avere l’interail perchè credevo che non mi servisse finchè non sarò in Francia… e ci ho smenato 33 euro complessivi per il biglietto da Ventimiglia a Marsiglia…<>… perchè non ho aperto la bocca e ho chiesto se c’era qualche sconto… …<> … dovrò procurarmi la scheda telefonica internazionale per chiamare visto che non so quanto il cellulare durerà per fortuan che l’ho caricato tutta notte <> tornerò a leggere il libro: "Dodici Racconti raminghi" di Marquez… davvero bello, molto adatto per i viaggi… ne ho già letto metà fra ieri e oggi…speriamo che questo e gli altr libri bastino. Ora "Mi Lascio" a più tardi.
***

Ho appena raggiunto la stazione di Monaco/Monte-Carlo credo che solo per quello che vedo dalla stazione, ultra moderna spettacolare, sia abbastanza da fare da indicatore la ricchezza di questo principato. Chissà quanti incassi solo per il casinò.

Poco prima il treno si è fermato a Mentone… e nel mio inconscio sono riaffiorati molti ricordi belli, tristi e malinconici; questo è il paese in cui annualmente il mio primo amore Martina viene in villeggiatura… Ah quante immagini mi tornano davanti agli occhi mentre osservo sognante il mare blu illuminato da questo bel sole splendente, ripensando a quelle acque che hanno bagnato e ospitato la mia amata… che tedio… che amarezza… dovrò cercare di lasciarmi alle spalle questi ricordi. Qui è un continuo alternarsi di sprazzi di mare e gallerie tant’è che non faccio in tempo ad ammirare le celesti onde della costa azzurra che una parete oscura mi occlude la vista.

Mi perdo ad osservare i tetti: arroccati sui rilievi che si gettano progressivamente sulle spiagge affollate della riviera e da lì alle navi che affollano i golfi non è che un battito di ciglia.

Ho dato un’occhiata alla guida della Francia meridionale datami da Carla e pare che Marsiglia sia un ottimo luogo per fermarmi … sembrano esserci abbastanza cose per affollare un pomeriggio e la serata.

***

Intanto altro che un’ora e venti da Ventimiglia a Marsiglia son partito alle 10.20 e son arrivato alle 13.30 passata, questo significa che il tabellone elettronico di Ventimiglia è sguarato. Va beh il viaggio è passato discretamente in fretta correndo prima lungo la costa e poi curvando verso l’entroterra, aggirando filari di colline che con i loro profili sinuosi e i loro manti boschivi mi rievocano i rilievi della mia valle. Durante il viaggio niente di particolare a parte che ho quasi ucciso una passeggera francese mentre sistemavo lo zaino nel porta bagagli del vagone. Mentre sollevavo lo zaino ho perso l’equilibrio e il macigno che mi trascinerò sulle spalle stava per cadere addosso alla mai vicina di sedile. Con uno sforzo sono riuscito a lanciare la cartella sul porta bagagli e a rimanere in equilibrio. Prima di risedermi, imbarazzato, mi sono scusato con la signora che ha accettato il mio dispiacere con ovvia comprensione.

Verso dieci alle due sono arrivato alla stazione di Marsiglia St. Charles, una veloce capatina al centro turistico per procurarmi cartina e guida e poi via alla visita della città.

***

Il Campanile di Notre-dame de la Gare ha appena annunciato che sono giunte le cinque. Questa bella cattedrale si trova su di un rilievo , il punto più alto della città (che fatica arrivarci)… da qui però si gode un’ottima vista su tutta la città e sul mare che è stupendo visto da quassù: il sole trasforma le acque in uno specchio lucido splendente mentre le tre isole davanti al golfo marsigliese si stagliano come sassi scuri ed irregolari in un enorme pozzanghera salata.

La zona del porto è veramente un luogo interessante… sono stato a "Fort San Nichols" e a visitare una chiesa particolare, sull’altra sponda del Vieux Port, che aveva attratto la mia attenzione fin dal mio arrivo nel porto vecchio.

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Cronache di un Interail

  

Giorno 0 

31/07/06

 
Il viaggio sta finalmente per cominciare e già sono sorti i primi inconvenienti.
Sicuro di torvare i soliti treni delle .06 di ogni ora che da Calolziocorte vanno a Milano Garibaldi non ne ho controllato la disponibilità per oggi, giorno della partenza. Guarda se la sfiga non doveva metterci lo zampino: il treno prescelto, cioè quello delle 11.06, non c’è. 
Prendendo quel treno sarei arrivato a Milano in tempo per prendere quello delle 12.25 per Genova dove farò tappa da mio zio. 
Ho scoperto solo ora che il treno è sospeso per l’estate: dal 29/07 cazzo due gironi fa… questa è sfiga e disattenzione bella e propria.
 
Ok ora sono sul treno che mi porta a Milano Garibaldi e da lì dovrò fare un paio di fermate di metro e arrivare a Centrale…lì dovrò aspettare le 14.10 per prendere l’IC per Genova…
 
***
 
Appena partito da Calolzio ho guardato fuori dal finestrino cercando di stamparmi nella mente, come una bella fotografia, i monti della Val San Martino che mi hanno fatto da casa, da madre e da padre severi, assieme ai colli ed ai paesini arroccati su di essi immersi nel piacevole verde estate dei boschi, esaltato, dalla luce del sole che scende dal cielo senza nubi.
Il castello di Rossino, mia patria d’infante, si staglia orgoglioso dal colle a gradoni su cui s’intrecciano filari di viti ancora acerbe.
 
Superato Airuno il treno percorre un piccolo tratto sul crinale della montagna e da qui ogni passeggero può gustarsi la valle dove tante case e capannoni di fabbriche si mesocolano al verde, sempre presente, nella mia bella valle.
Qunate albe ho visto da quest’altura… quanti soli rossi-arancio salivano stagliandosi sul cielo che assumeva le colorazioni più particolari: dall’arancio al viola, dal rosso al verdino… uno spettacolo davvero emozionante; da me spesso ignorato per al stanchezza che mi copriva come una coltre, a quell’ora del mattino.
Nei cinque anni delle superiori ho fatto questa tratta tutte le mattine e la conosco praticamente a memoria.
Dopo Olgiate, dove mi trovo in questo momento aspettando che passi la coincidenza (a me non serve) che torna verso Lecco, le montagne cominciano a diventare bassi muretti lasciando il posto alla pianura coltivata e a file di alberi ben disposti, i boschetti "selvaggi" diventano ormai una merce sempre più rara. I soliti cantieri perennemente aperti: le reti rosse lungo i binari, aste di ferro infilate nel cemento, cumoli di ghiaia grossa… da lontano una torre medievaleggiante spunta da una radura sull’ultimo die colli.
Tralicci di grigio acciaio collegano le lunghe autostrade elettriche. Aridi campi da calcio mi riportano alla mente le partite a pallone della mia infanzia nel campo, altrettanto sabbioso, dell’oratorio; terra battuta e sassi in una larga fascia centrale da porta a porta senza risparmiare il centro campo. Pelle deturpata e ginocchia sbucciate, trofei di guerra delle spensierate partitelle d’infante.
L’imminenza dell’arrivo ad Osnago, luogo in cui abita il mio ormai ex-compagno di classe Persa e gli appena sfuggiti pensieri sul calcio mi ricordano la partitella a "Calcio Violento" maschi contro femmine, indetta proprio da quest’ultime, organizzata sulla spiaggia di Barceloneta durante la gita di quarta superiore: è stato uno dei momenti più divertenti della mia vita; il gioco ci aveva fatto scordare tutti i fanzionismie tutti i rancori, solo la voglia di giocare e divertirsi imperava. i ragazzi a petto nudo e le ragazze in bikini, in pratica un’accozzaglia di "deficenti" che si ruzzavano e si spingevano nella sabbia bollente della città catalana.
Scrivendo e scrivendo sono giunto a Carnate, che io considero confine e termine delle bellezze naturali selvaggie; dalla prossima stazione, Arcore: l’ambiente diventerà sempre più urbano e "cittadino"… quante volte mi son sentito dare dell’ "Heidi" da alcune mie spocchiose compagne: cittadine dell’interland milanese nate e cresciute fra condomini, capannoni e palazzi pseudo moderni.
Gli Unici spazi di verde imbrigliati in parchi e giardinetti. Ho sempre "disprezzato" certi individui poiché tendono a sviluppare un’irragionevole fiducia nel potere dell’uomo e ad un irrispettoso rapporto con la natura e l’ambiente circostante.
In risposta a soprannomi denigranti che insultavano le mie origini "montane" io rispondevo, orgoglioso di tale genesi, della molteplice presenza della loro "gente" nella mia terra, priva dei, a loro tanto "cari" confort cittadini, che durante l’estate o le altre vacanze fugge dallo stress della vita di corsa fra smog e nebbia del capoluogo lombardo. Questi interventi sfociavano spesso in superbi  vanti delle piogge che bagnano alberi e tetti della valle e che vanno poi a gonfiare il fiume, purttroppo sempre più inquinato ed infestato dalle alghe e altre corruzioni industriali. Meglio rifugiarsi nell’alto dei piccoli paesini dove la cosa più fastidiosa sono i pettegolezzi tipici delle minuscole comunità e sport nazionale delle popolazioni le cui più alte percentuali sono formate da maschi e femmine all’alba e al tramonto della vita.
 
Eccomi a Monza la città che mi ha ospitato durante il mio periodo scolastico superiore. Non ho mai avuto una buona impressione della gente di questa città e più gli ho conosciuti più ho conferamto i miei sospetti iniziali. Borghesi e provincialotti, ovviamente salvo alcune eccezzioni eccezzionali, qui si uniscono le peggiori caratteristiche delgli abitanti montani e l’arrogante sicurezza nel progresso dell’abitante di città… anche qui molti vecchi e quindi mentalità antiche… e i giovani, ovviamente, costretti alla fuga e chi non fugge si adatta e si conforma. 
Accanto a me si son seduti due, credo, turisti di lingua spagnola gli ascolto parlare magari imparo qualcosa, anche se, il castigliano mi serve a poco in questo viaggio…
Stiamo arrivando a Sesto San Giovanni mi fermo un po’… riprenderò più tardi… a dopo… ho già scritto cinque pagine in puro stile surrealista abbandonandomi al trascrivere il pensiero immediato…. 
 
***
 
 Eccoci di nuovo. Sono sul treno in viaggio da Milano a genova arriverò in stazione verso le quattro di questo pomeriggio.
Carrozza 9 posto 95 così diceva il biglietto, inizialmente scazzato dalla lontananza della carrozza rispetto alla mia posizione sulla banchina, ho raggiunto il mio scompartimento. Dopo una breve visita al bagno della carrozza sono ritornato al mio posto e vi ho trovato una signora seduta nel posto di fronte al mio. Capelli lunghi raccolti dietro, occhi tondi e grandi; ella mi ha salutato cortesemente. Ho ricambiato contempalndo con occhiate veloci e discrete la sua camicetta a fiori e la sua pelle lampadata, di un rosso che metteva in risalto gli occhi azzurrissimi. Ho sistemato lo zaino nell’apposito porta bagagli ma non prima di aver recuperato il libro da viaggio. Poco dopo ci ha raggiunti un’altro passeggero. Un signore calvo e barbuto dal "pallore" tipicamente indiano che si è silenziosamente accomodato facendo un semplice e sbrigativo gesto alla signora, che credendo che esso si dovesse sedere nel posto accanto a lei stava spostando le borse che aveva lì appoggiato.
Prima della partenza abbiamo incontrato il nostro ennesimo compagno di viaggio. Ancora un signore, stavolta bianco e dall’aria austera e distinta: dalla folta barba grigia e nera e il viso segnato dall’età.
Durante il viaggio intuisco che si tratta di un avvocato. Infatti cominciando un classico discorso sul caldo con la signora finisce a parlare di un anche grave notizia che egli ha da poco scoperto in un archivio giudiziario. Pare che alcune navi italiane cariche di rifiuti tossici venenro affondate intenzionalmente al largo della liguria per evitare di smaltire e quindi pagare… questo accadde ben diciott’anni fa ma si sa che la giustizia italiana è lenta. Tutto era partito dalla notizia che a Genova, in quei giorni, si erano chiuse parecchi tratti di mare balneabile a causa delle così dette alghe "killer" e la notizia dell’affondamento era stata portata come causa della tossicità delle alghe tossiche. 
Io ascolto, curioso, quest’uomo che sembra averne viste di ogni colore… un ulteriore conferma della mia tesi mi arriva quand’egli, poco priam di Pavia, interroga il signore indiano sulla sua zona di provenienza, cercando di capire se avese visitato quella particolare zonadurante la sua carriera da "marittimo" (com’egli si definì al momento) nel 1984.
Capisco che quest’uomo è un buon "Ramingo" esperto e navigato. 
Io però non trovo il coraggio di imbastire una chiaccherata sui suoi viaggi, nonostante i molteplici spunti che saltano fuori nei discorsi. La mia timidezza e riservatezza sono ancora lampanti, dovrò e spero tanto di perderla man mano che questo viaggio proseguirà.. sento che se ci fosse stato Michele avrbbe saputo rispondere ed argomentare una bella discussione con quest’uomo colto… io invece son più un buon ascoltatore ma, ahimè non incito al discorso.
 
       
 
 

Home Again

 
Eccomi !!! Sono Tornato !!!
 
Dopo un’avventura, che dico avventura, una vera e propria esperienza di vita… proprio come mi aspettavo… sono successe cose che non 
mi sarei assolutamente mai immaginato…ho conosciuto gente che mai avrei creduto, neanche alla lontana, di incontrare e conoscere,   
ho dormito nei posti più improbabili… e visitato posti fantastici e meravigliosi… ma vi racconterò tutto nelle pagine di diario che hod eciso di pubblicare qui sul blog… sarà bello rivedere le miei emozioni durante i vari momenti del viaggio… capire anche come, cosa e se è cambiato qualcosa. Che dire ancora… ora vi lascio con l’intro… cioè le mie sensazioni prima di partire, cioè all’abbandono di quello che doveva essere il mio compagno d’Interail… atttimi di sconforto alla notizia del suo abbandono.
 
Prologo
25/07/06
 
Eccomi. mi ritrovo qui a pensare, a pochi giorni dalla partenza per l’interail.
Viaggio che invece non si farà.
Il mio compagno: persona che ho sempre considerato simile a me, dotata di quello spirito decadente che all’alba del nuovo
millennio, in quest’era così veloce e che cambia rapidamente (a mio parerer in peggio), sta scomparendo.
Parlò di quell’insensata voglia di viaggio, di avventura e di conoscere davvero il mondo esplorandolo dal vivo invece che guardarlo passare, filtrato, attraverso lo schermo televisivo….
Poche, rare come diamanti tra falsi fondi di bottiglia, sono le perosne del genere, che si sentono inadatte alla propria società, hanno voglia di cercare qualcosa di diverso, forse di migliore, la voglia di viaggiare per il solo gusto di farlo…
L’inettitudine della ragione decadente può manifestarsi in pigrizia dell’animo. Se non si ha il giusto livello di praticità, o meglio
ancora di follia e se non si ha il giusto sprono o motivazione si rischia di restare in eterno a casa vagheggiando solamente il viaggio.
Esaltandolo come essenza unica di vita ma serve il coraggio di tentare, di rischiare un’azzardo. L’attaccamento alla terra natia o
alle comodità casalinghe possono essere ostacoli però spiriti del genere: troppo inetti, perennemente in bilico tra il sogno sublime e la realtà disprezzata.
E’, arrivando al punto, ciò che è successo al mio compagno, anzi ex-compagno, d’Interail.
Non se la sente di affrontare un viaggio di sedici giorni di puro vagabondaggio, senza una vera meta, andando dove si vuole
seguendo il vento, lui mi ha esposto el seu ragioni. le capisco, ho avuto anch’io di quei pensieri ma forse è proprio questo il punto:
non bisogna pensarci troppo. O forse sono io che che ho quella dose in più di pazzia… magari mi faccio troppo infervorare 
dall’ideale bohemiene. E’ comunque più bello tornare a casa dopo una lunga assenza e ritrovare la propria famiglia e i propri affetti, raccontando storie di eventi particolari, di momenti incredibili vissuti in viaggio, imprevisti, luoghi visitati.
 Ora mi trovo qui pregando me stesso di scovare il coraggio e la forza interiore per partire da solo.
Senza un compagno chi farà le foto mentre tu ti stagli su di un paesaggio da sogno ? chi ricorderà le parti degli anedotti ?
insomma mi servirebbe un compagno. Io non sono così esuberante e socievole da trovare un amico in giro però i viaggi sono così
imprevedibili che non si può mai sapere. Quest’erranze possono costituire veri e propri battesimi del fuoco, riti d’iniziazione al mondo, utilissimi per momenti coem il post-maturità quando non si sa ancora cosa sarà del futuro.
Sento che dopo il viaggio cambierebbe molto… e forase è questo che mi trattiene un po’ dal partire… la paura delc ambiamento… la 
paura di perdere la mia fanciullezza interiore… ma son convinto che a restera a casa e a non vedere il mondo il bambino muoia e si
corrompa nel conformismo e ristagni nella comodità e nel benessere.
Voglio e devo fuggire dal bouvarismo cantato da Flaubert, devo dimostrare magari più a me stesso di non essere un piccolo e  
spregevole borghese che sa evadere solo attraverso i libri ma che so anche concretizzare le mie ideologie.
Spero di trovare il coraggio di superare lo mia inettitudine. Temo un po’ il rancore e l’apatia del solitario che assapora l’amicizia  che gli veine poi tolta o ne resta deluso; devo capire che il distacco è necessario per poter assaporare la felicità del ritrovarsi.
Spero, se partirò, di non subire l’ansia di provare avventure emozionanti ma inverosimili così da non apprezzare ciò che mi succede
trasformando eventi particolari in banalità…  
 
 

Gita al Pertus

Anche quest’anno io e i miei "Soci" abbiamo deciso di ripetere l’ormai tradizionale Nottata in Tenda al Pertus.
Quest’anno è stata posticipata, dall’ormai classico 10 Giugno ad un "misero" 18 Luglio, causa esami di maturità.(doveva essere il 10 Luglio,  per mantenere un miraggio di tradizionalità almeno nel numero ma non so quanta gente avrebbe preso zaini e tende e sarebbe salita al Pertus in mattinata dopo aver festeggiato fino alle 2.30 per la vittoria della nazionale)
Vuoi forse la data vuoi la sfortuna o chissà qual’altra maledizione; quest’anno la gita al Pertus è risultata piuttosto "sciatta".
New entries di quest’anno sono stati Nico (il Papo) e Piazzo che si sono uniti all’ormai storico quintetto formato da: Me, Franco, Mattia, Marco (Pre) e Beppe.
A differenza degli altri anni abbiamo potuto usufruire delle macchine, così da poter trasportare almeno tende e sacchi a pelo (aggiunti ad una buona riserva di alcol) senza stracaricare il gruppo che sarebbe salito a piedi.
Così, accompagnati da Piazzo e dalla Madre di Franco abbiamo raggiunto "Boccio" punto da cui sarebbe poi partia la "spedizione appiedata" mentre Mattia e lo stesso Piazzo ci avrebbero poi raggiunto nel luogo stabilito.
La marcia comincia, sempre dura all’inizio, dove il sentiero estermamente ripido fiacca tutti i membri del gruppo, in particolare il Papo che, nuovo all’esperienza, si scoraggia subito lamentandosi per il grado di pendenza; incoraggiato e insultato da noi "veterani" riesce a superare le sue angoscie con la promessa di una strada meno impegnativa man mano che il sentiero proseguirà.
La salita è dura e senza la nostra solita guida: Mattia, che ha dovuto mostrare la strada a Piazzo che era ignaro del percorso da seguire in auto, abbiam dovuto prendere un paio di deviazioni ma alla fine, anche grazie ad un indicazione provvidenziale, siam riusciti a orientarci e raggiungere la metà.
Superata la tirata finale (che consiste nel salire un ripidissimo prato) ci saimo gettai sull’erba dei rilievi che coronano il laghetto del Pertus.
Ma Piazzo e Mattia non sono ancora arrivati.
L’accordo iniziale prevedeva che loro, motorizzati, avrebbero raggiunto, precedendoci, il Pertus e che una volta giunti lì avrebbero montato le tende e cazzeggiato, aspettando il nostro arrivo.
Sapevamo che Piazzo doveva passare a casa per prendere una cosa ma non pensavamo che non facessero in tempo ad arrivare prima di noi.
Poco male, tempo un paio di minuti e anche loro arrivano con le tende e il resto delle vivande.
Decidiamo di non montare subito le tende poichè si sarebbero riscaldate eccessivamente sotto il sole del primo pomeriggio, così ci svacchiamo sui salviettoni prendendo il sole, qualcun’altro fa qualche passaggio con il pallone di Beppe, inseparabile reliquia delle "tendate" precedenti.
Grosso errore, l’esposizione ai raggi diretti del sole nelle ore più calde dela giornata ci ha letteralmente "bruciato" il resto della gita.
Praticamente tutti ustionati non siamo riusciti a goderci pienamenmte la serata e la nottata, normalmente i momenti in cui, nelle altre tendate, era scoppiato il delirio e il divertimento.
Dopo una cena, così come il pranzo, a base di pane ed affettato ci siamo radunati nello spiazzo creato dalle tende (no non in quello di Franco) e lì abbiamo inizato i giri di Assenzio.
Io, Piazzo, Mattia e il Papo abbiam fatto due giri mentre Pre e Franco solamente uno, Beppe ha preferito non assaggiare il pesante superalcolico perchè lamentante problemi allo stomaco, che la mattina seguente avrebbero causato la sua prematura partenza.
I sani si godono i deliri canori del Papo e di Franco, che novelli dell’azzurrata bevanda hanno subito più degli altri i suoi influssi "stupefacenti" ^^
Rimaniamo a goderci gli stupendi paesaggi che ci offrono i monti circostanti, illuminati dalla luce del vespero e giocando a riconoscere forme di ogni genere nelle nubi che si stagliano sul cielo rosso-arancio.
Calato il buio ci infilaimo nelle tende per un piccolo riposino che purtroppo si trasforma presto in una vera e propria dormita.
Tutti scottati, alcolizzati o costipati non riusciamo a trovare le forze per i cazzeggi notturni che avevano accesso le precedenti edizioni della tendata.
Addirittura, Piazzo, che più di tutti lamenta le scottature prende la macchina e va alla ricerca di una farmacia aperta ove comprare una crema solare o una crema alla calendula per lenire il dolore delle ustioni.
Acompagnato da Beppe e Pre ritorna un’oretta dopo a mani vuote decide così, scusandosi infinitamente, di andare a casa a dormire, poichè non crede di poter riposare in tenda nello stato in cui si trova.
Così se ne va, promettendo il suo ritorno per le 9.30 10.00 del giorno seguente.
Io non riesco a chiudere occhio, infastidito da dolori agli addominali, che mi avevano impedito ogni attività movimentata durante il pomeriggio e dalle brucianti scottature. mi ritrovo sveglio verso le 6.30 di mattina, quando ormai il sole è tornato a illuminare la zona.
Beppe non sta bene e decide di tornare a casa a piedi, in quanto aspettare l’arrivo di piazzo sarebbe "letale" per i suoi problemi intestinali e così, accompagnato da Marco si avvia verso fondo valle.
Io, Mattia, Franco e Nico attendiamo l’arrivo di Piazzo che avrebbe dovuto caricare solamente tende e sacchi a pelo da riportare a casa ma decidiamo, all’unanimità, di farci dare un passaggio a casa perchè non siamo in condizione di portare alcun peso sulle spalle color aragosta. Perciò invece che ridiscendere a piedi verso valle come negli anni passati torniamo alle nostre dimore in auto.
Così si conclude la più brutta tendata di sempre.
 
 
 
 
 

Cronache di Una Gita a Parigi

II° Giorno
 

Ci svegliamo di buon ora… o almeno io… i miei compagni di stanza, soliti pelandroni, dormicchiano ancora un po’ ed io devo rompere più volte le balle per farli alzare…

Comunque, dopo una buona colazione, riprendiamo la vista di Parigi.

La nostra prossima metà è Ville la Roche del celebre architetto razionalista (svizzero) Le Corbusier. Sulla strada per raggiungere la villa diamo un’occhiata alle belle e particolari architetture che una via parigina ci offre.

Raggiungiamo la villa e aspettiamo un’altra buona mezz’oretta perché la classe quarta la visiterà prima di noi. Per passare il tempo ci diamo alle fotografie dell’architettura esetrna e alle solite cavolate che si sparano durante i punti morti delle gite. Fra noi la più eccitata è certamente Martina, che per Le Corbusier ha una particolare passione (lo porterà come argomento alla maturità) e si fa scattare tante foto accanto al suo stile architettonico preferito, ci mancava poco che la nostra “Miss Le Corbusier” cominciasse a correre fra i Pilotìs come una folle ^^.

Comunque finalmente entriamo e visitiamo gli interni di questa villa che non sarà bellissima come il capolavoro di Le Corbusier, cioè Ville Savoye, ma è certamente interessante.

Dopo aver completato la visita della villa proseguiamo la gita vistando il museo Marmottènne dove oltre a manufatti e quadri medievali e rinascimentali sono esposte le opere dell’Impressionista Monet, tra cui il celebre Impression Soleil Levant, alcune delle sue ninfee e altri quadri raffiguranti ambienti naturali. È incredibile come questi quadri si illuminino e sembrino brillare di luce propria quando vengono osservati a parecchi metri di distanza e che effetti realistici… peccato non aver potuto immortalare quei capolavori dell’arte moderna… era severamente vietato, ovviamente ho provato a fare un paio di scatti ma le foto sono venute sfocate… Dannazione. 

Lasciato il museo ci riuniamo con le altre classi e professori per la pausa pranzo. Io, Boyer, Persa e Edo ci stacchiamo dal gruppo e dopo aver comprato una baguette gigante (0,75 centesimi per quasi 70 centimetri di panino… mi sembra abbastanza conveniente)   l’abbiamo riempita con il buon salame nostrano portato dall’Italia da Edo. Che genio quel ragazzo… se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Comunque durante la pausa la pioggia ci sorprende e dobbiamo ripararci sotto il primo riparo che troviamo. Mentre mangiamo si caccian balle, si inseguono e spaventano i piccioni che irrimediabilmente continuano ad assalirci famelici. Dopo esserci saziati ci accorgiamo che abbiamo ancora un po’ di tempo e visto che abbiamo ancora un po’ di tempo e visto che si vociferava che probabilmente non avremmo fatto a tempo a visitare la Tour Eiffel decidiamo di andarci da soli, la sua cima spunta da sopra le case vicine , la distanza non ci pare molta e scegliamo di raggiungerla a piedi. Camminiamo e camminiamo ma la torre non sembra avvicinarsi di un metro, spesso al perdiamo di vista, coperta dagli alti edifici , io comincio a temere di non tornare in tempo per il giusto orario di ritrovo, non avevo voglia di sentire qualche menata dai prof o dalle compagne più intransigenti. Finalmente la raggiungiamo il tempo di scattare qualche foto veloce (una particolarmente bella per l’effetto plastico che crea) e di ammirare la Senna che siamo già in viaggio per tornare, più veloci della luce. Ma il tempo è tiranno e arriviamo comunque in ritardo di circa dieci minuti una scusa idiota ci salva un po’ il culo, ma veniamo comunque sgridati non tanto dal prof ma dalle compagne.

La nostra prossima meta è la visita della cattedrale gotica con le vetrate più belle, è quella proprio da parte al palazzo di giustizia dove i rivoluzionai francesi fecero irruzione ai tempi … adesso mi sfugge il nome… comunque non la vistiamo perché, arrivati davanti ai suoi cancelli, ci informano che non è possibile vistarla tranne che su prenotazione, che ovviamente non abbiamo.

Così ce ne torniamo indietro diretti verso la stupenda Notre Dame. Unico intermezzo piacevole della mancata visita è una scolaresca di studentesse inglesi davvero carine… beh almeno non abbiamo sprecato del tutto il nostro tempo, fa sempre piacere rifarsi gli occhi ^^.

Raggiungiamo la Cattedrale passando accanto ad una delle fermate della metropolitana realizzate da Hectòr Guimard, celebre esponente dell’Art Nouveau, stupende con tutte quelle forme che richiamano quelle di fiori e piante, realizzati in metallo dal particolare colore verde… dovevano essere una vera ancora di salvezza naturale nelle squallide città di fine ottocento… soffocate dall’intensiva industrializzazione, dai gas di scarico delle fabbriche e dal sovraffollamento delle abitazioni stracolme di operai, che vivevano in pessime condizioni igieniche.

Va beh… dopo questa piccola divagazione storica torno alla mia gita.

Giunti davanti a Notre Dame non posso che restare di sasso davanti alla maestosità di questa cattedrale gotica… forse la più famosa fra le sue pari… con tutte le sue gargolle e le statue-colonna che sembrano scrutarti con i loro severi occhi di pietra, come baluardi di una fede incrollabile e esorcizzazioni del male.

Con grande dispiacere quando apprendo che non saliremo in cima… peccato… niente foto col Gargoyle.

Comunque entriamo per visitare gli interni.

Veniamo accolti da una litania molto suggestiva, la musicalità della messa in francese, accentua l’atmosfera sacrale che le alte volte, gli archi acuti e l’ambiente tetro, creano spontaneamente.

Io mi immagino la chiesa deserta e fiocamente illuminata dalle fiamme delle torce, proprio come doveva essere nel medioevo e capisco da dove gli autori dei romanzi, denominati per l’appunto “gotici”, presero l’ispirazione. Le vetrate e il rosone sono assolutamente stupendi, peccato non ci fosse un gran sole fuori… altrimenti avremmo goduto di uno spettacolo certamente meraviglioso.

Usciti da Notre Dame i professori ci illustrano la nostra prossima meta… e indovinate un po’… è proprio la Tour Eiffel….

Ormai giunti vicini alla torre ci sorprende la pioggia stavolta molto più forte di prima… corriamo a ripararci sotto alla costruzione ma come molti sanno essa ripara ben poco visto che ha le travi di ferro disposte lungo le linee isostatiche… e quindi tanti spazzi vuoti.

I Prof ci permettono di salire chi vuole con l’ascensore; gli altri pazzi, compreso me, scelgono di salire a piedi lungo le scale, altri ancora, più sani e più stanchi preferiscono aspettare a terra.

La mia compagna di salita è Giulia che mi fa compagnia mentre entrambi scaliamo i ferrosi scalini con la testa bassa e il bavero alzato per coprirci dalla pioggia che punge i nostri volti spinta dal soffio del freddo vento. Raggiunto il primo piano troviamo Martina e il prof Di Martino; cerchiamo di goderci il panorama della città: il cielo ci offre un particolarissimo e suggestivo effetto di luce e ombra; dall’alto della torre si può individuare la linea di demarcazione fra lo scuro temporale e il sole dorato. Davvero un’immagine che suscita forti riflessioni. Io, Martina e Di Martino decidiamo di raggiungere il secondo piano la Giulia invece, memore della faticosa salita, preferisce aspettarci alla prima terrazza. Così dopo un’ennesima e faticosa salita raggiungiamo il piano superiore. Io mi separo da Martina e dal prof per andare a comprare un souvenir; quando esco i due sono spariti. Mi dirigo verso la rampa di scale che porta al primo piano e la trovo chiusa… un nastro rosso e bianco preclude l’accesso, forse è stato chiuso per la pioggia  che ha reso scivolosi gli scalini, allora vago alla ricerca dell’ascensore finalmente incontro altri miei compagni che avevano il mio stesso problema.

Perciò aspettiamo, assieme a molte altre persone, l’arrivo dell’ascensore che nel suo percorso va fino alla cima della torre e poi scende giù, talmente stracarico di persone che ci tocca aspettare addirittura che l’ascensore faccia tre viaggi e perdiamo una mezzora buona.

Finalmente arrivati in fondo troviamo il gruppo che non era voluto salire, che sta, giustamente ^^, gelando dal freddo. Ci prepariamo a partire quando ci accorgiamo che mancano Martina e Di Martino. Attendiamo un’altra mezzora, ormai si è fatto buio, e questi scendono spiegando che erano andati fino al terzo piano e poi, a causa del problema delle uscite, avevano impiegato tanto tempo a scendere.

Radunati tutti diamo un’ultima occhiata alla Torre che si sta illuminando per la sera e torniamo al self service per mangiare.

Alla sera in albergo io e persa faremo una capatina da Reggio e Edo per sbevazzare un po’ di Jack Daniels e poi da Chiara e Federica a chiacchierare e bere Vodka…
una seratina tranquilla ^^ comunque a letto relativamente presto.

Cronache di Una Gita a Parigi

I° Giorno
 
Mi sveglio e mi accorgo che la luce del mattino filtra dal finestrino della cuccetta illuminando i miei compagni di viaggio ancora addormentati.
Mi metto seduto, con la schiena che mi fa veder le stelle, guardo fuori dal vetro che mi separa da quella che penso sia la campagna francese.
Mi sorprende il fatto che i grandi prati e le verdi colline in alcuni punti formino dei veri e propri laghi di acqua piovana.
Enormi pozzanghere da cui spuntano alberi scuri che alzano i rami al cielo grigio come dei bagnanti che affogano nelle acque fangose di quelle strane pozze.
assumo la tipica posizione da pensatore: con il gomito appoggiato accanto al finestrino e sprofondo in pensieri malinconici come lo spettacolo che si presenta ai miei occhi ancora assonnati.
Man mano anche i miei amici si svegliano e guardano fuori; si stupiscono pensando alle condizioni atmosferiche che dovevano aver causato quella devastazione.
Sapevamo che c’era stato brutto tempo negli ultimi giorni ma nessuno pensava a quel livello.
Perfino piccoli spruzzi di neve resistevano nelle zone che, a giudicare dai rilievi, non vedevano mai la luce del sole nell’arco della giornata.
Quando la campagna lascia il posto alle prime cittadine; resto incantato ad osservare i tetti delle case: mai visti spioventi tanto acuti.
Nel giro di un oretta o poco più raggiungiamo finalmente la stazione Bercy scesi dal treno e radunati tutti i vari membri delle quattro classi ascoltiamo i prof che ci spiegano le nostre prossime mosse: il programma prevede di lasciare le valige in albergo o eventualmente nelle camere se queste risultassero libere e di cominciare la vista della bella Parigi.
Ci avviciniamo il più possibile all’albergo con la metropolitana (che per altro è davvero eccellente per indicazioni e aspetto; tutte le linee sono diverse e all’avanguardia… altro che Milano () poi proseguiamo a piedi; ed è una bella scarpinata con le valige appresso, fino all’albrego… che è niente popo di meno che un "Ibis Hotel" che a giudicare dall’edificio: maestoso, nove piani, tutto in vetro e metallo, promette proprio bene.
L’albergo è solo  ma come qualcuno mi ha detto… "bisogna aggiungere una stella agli alberghi europei per ottenerne uno italiano di pari valore" comunque anche come albergo a tre stelle mi sembra davvero "esoso" ()
 
Entrati chiediamo informazioni per sapere se le camere sono libere e… TRAGEDIA…
scopriamo che non sono disponibili fino alle 15.00 e dato che sono più o meno le 11.00 la cosa è abbastanza irritante… per lo più non possiamo lasciare le valige da nessuna parte.
Siccome nessuno a voglia di trascinarsi i bagagli per tutta la città decidiamo di restare nella hall finchè non si libereranno le stanze.
Finalmente le nostre stanze sono libere saliamo e ci cambiamo.
Pronti; ma stanchi, ci raduniamo il Prof Abbiati ci dice andremo a  vistare "Le Centre Pompidu" di Renzo Piano: "presunto" capolavoro dell’architetto genovese che ha pensato di far risaltare la struttura e quindi non ha coperto con rivestimenti l’architettura; lasciando in vista le tubature metalliche e perfino le scale esterne sottolinenandole con colori diversi a seconda delle varie funzioni… il risultato lo potete vedere nelle foto (a me non piace molto…)
La cosa che forse ci attira e colpisce di più sono le bizzarre "sculture" all’interno della fontana vicino all’edificio di Piano.
Nonostante il clima incostante che ci rovescia addosso spruzzi di goccioloni temporaleschi alternati a sprazzi di sole la visita di Parigi prosegue.
Raggiungiamo "Les Halles" un centro commerciale che si sviluppa in quattro (o forse più… non ricordom bene) piani sotterranei e si snoda come un labirinto sotto la superfice di vecchio mercato parigino.
Le vie sotterranee sono coperte da volte di vetro che immergono i vari livelli nella luce naturale… peccato che con quel tempo e a quell’ora del giorno di luce ce ne fosse ben poca.
cmq lasciamo il centro commerciale perchè ormai si sta avvicinando l’ora di cena e raggiungiamo il bistrot con cui è convenzionato l’albergo.
Dopo una lunga attesa dovuta alla Lucci che era ancora in giro con una quarta e visto che solo lei avevva i Ticket per mangiare abbiam dovuto attendere quasi mezzora per poter mangiare.
 
Il cibo di questo Self Service non era proprio ottimo; anzi a detta di molti era al limite dello schifo ma visto che "O mangi la Minestra o Salti dalla Finestra" anche questi si son adattati e hanno mangiato; a me  personalmente non mi è dispiaciuto più di tanto… mi ricordava il cibo della mensa delle medie, in particolare il pollo arrosto… anche se in tempo di Aviaria non so quanto potesse essere sicuro… Ma sono anocra qui a raccontarvelo quindi…
 
Tornati in albergo ci mettiamo nelle camere… lavati e cambiati per la sera decidiamo all’unanimità di non uscire ma di stare in camera a cazzeggiare.
Anche qui con Boyer e Persa partono filmati e foto idiote a cui partecipa anche Edo (se volete vedere qualche filmato ve lo posso passare tramite msn) cmq verso l’una ci addromentiamo stanchi per la giornata frenetica. 
 
(continua…)

Cronache di Una Gita a Parigi (08/03-13/03)

Prologo (Partenza)
 
Dopo esserci ritrovati tutti (4 Classi per un totale di 60 e passa persone) in Stazione Centrale siamo saliti sul treno che da Milano ci avrebbe portati a Parigi per trascorre tre giorni di puro godimento "culturale" e non nella capitale francese.
Partenza alle 23.35 e arrivo previsto per le 8.35 del giorno seguente. Saliti sul treno scoppia immediatamente il degenero per l’assegnazione delle cuccette al termine delle "ostilità" finisco in cuccetta con Boyer, Persa, Reggio: che ci abbandonerà per la cuccetta di Edo (certamente la più fornita di Alcol e Fumo) e il Prof "Baffo" Abbiati e altri due tizi ignoti delle altre classi.
Mentre sistemiamo le borse Boyer e Reggio trovano una valigia "sospetta" e qui parte il delirio più totale: la valigia viene rimossa dallo scompartimento da un sempre più sclerato Reggio che tra le esigue dimensioni degli scompartimenti e la presenza di questo ingombro da sempre più fuori di matto, troppo forte il manico della valigia che gli resta in mano. in raptus d’ira Reggio lo scaglia fuori dal finestrino fra le risate e le grida divertenti di coloro che assistono alla scena. la valigia sarà poi consegnata ai Carabinieri e non se ne saprà più nulla.
Il Viaggio comincia e dopo aver ospitato Il Prof. Profumo (St.Arte) e il Prof. Pericciuoli (Italiano) con cui abbiamo disquisto (sopratutto Boyer) degli argomenti più vari.
Il Sottofondo di Pink Floyd, Dream Theater, ecc. ci accompagna anche quando i professori fanno ritorno alle loro cuccette. il viaggio è ancora lungo e cerchiamo di occupare il tempo facedno le solite foto e video di rito o sparando le "solite" stronzate che saltan fuori quando si fanno convivere degli elementi come Boyer e Persa  
Le nostre "compagnucce" restano più o meno rintanate nel loro scompartimento il cui accesso è "severamente vietato".
Prima di attraversare il confine con la Svizzera decidiamo di provare a riposare e ci addromentiamo. io resto insonne; dormicchiando mezzora si mezzora no sia a causa della scomodità sia per il "dolce" russare del Prof. Abbiati.
Alla fine arriviamo a Parig mezzi distrutti per il viaggio più o meno scomodo e raggiungiamo l’albergo dove ci informano che non possono darci le camere fino alle 15.00  e così perdiamo praticamente mezza giornata. finalmente quando ci danno l’OK scopriamo che c’è solo una camera da 3 e parte la"battaglia" per accaparrarsela Greta, Berta e Giulia vogliono tenerla per loro ma io Boyer e Persa contestiamo. alla fine la spuntano loro perchè il numero totale delle ragazze era dispari. Ma Boyer, finito assieme ad un ignoto membro di un’altra classe, avrebbe dormito per tutte e tre le notti nella camera di me e persa.
 
(Continua…)