From The End to Eternity (Un’Ora a Parigi)

Non aveva ancora mangiato nulla ma non gli importava, l’emozione per l’avvicinarsi del proprio obiettivo lo saziava più di qualsiasi altra pietanza con cui avrebbe potuto riempirsi lo stomaco.

Il cielo ceruleo rendeva l’atmosfera ancora più lugubre mentre il giovane camminava, a passo sostenuto, fra le tombe e i mausolei d’identità perse nel vortice del tempo. Uomini, donne, intere famiglie che un tempo amarono e odiarono; furono amate e furono odiate; felici per le piccole cose di tutti i giorni. Ora che la loro pelle non può più sentire, né il lucente calore del sole né il freddo pungente dell’inverno o quello umido della terra in cui essi riposano.

Ora, che i loro amici hanno smesso di amarli e i loro nemici di odiarli, nessun più li ricorda; persi. Solo un nome inciso sulla pietra annerita dalla polvere dei secoli; il corpo corrotto e consunto dalla putrefazione e dai vermi.

Questi ed altri pensieri si affollavano nella mente del ragazzo che vagava ormai alla ceca, tra i sentieri di umida argilla; perso, fra i funerei monumenti di vite passate.

Sola ancora di salvezza, unico appiglio che gli impedisce di sprofondare nell’oblio di quel luogo dannato, trascinato dalle mani cadaveriche: degli abitanti di quei freddi sepolcri è la musica, seppur malinconica che esce dalle cuffie, luce di faro nella notte fatale.

Quando ormai ogni speranza è persa e il suo sguardo volgeva verso una via di fuga, ecco che il giovane trovò ciò per cui era venuto. Nascosta, come egli non si aspettava, la tomba di colui che era venuto a cercare, un idolo un mito per lui e per molte altre generazioni.

Attese che altri visitatori lasciassero il sepolcro transennato e poi si avvicinò il più possibile. Fissò la tomba; non se l’era immaginata esattamente così: un semplice blocco di pietra squadrato con una targa di metallo scurita dalla ruggine, forse un po’ umile come luogo d’eterno riposo per un mito come il suo. Pigiò i tasti del suo lettore finché non sentì una litania conosciuta invadere le sue orecchie.

La canzone forse più celebre del suo idolo, araldo della sua sindrome patricida, vagheggiamento della morte a cui egli, in vita aveva risposto con un forte slancio vitale, vita passata tra alcol, sesso e ogni sorta di sostanza stupefacente.
Per il giovane non era mai stato così, ma non è forse così che completiamo la nostra esistenza ?  Non guardiamo sempre a loro come a degli esempi; spesso sono il nostro complemento per sentirci migliori, più perfetti, perché hanno fatto cose che noi non faremmo mai. Queste ed altre riflessioni balenavano nella mente del ragazzo mentre la nenia ipnotica continuava. Ormai quasi in trance il giovane si confrontò col suo mito, ne soppesò pregi e difetti, somiglianze e differenze del suo animo, al termine del canto tedioso il giovane si avvicinò di più al tumulo,che pareva un bazar tanti erano i fiori, gli scritti e i ninnoli che addobbavano la lapide;  porse il suo saluto finale.
Commosso e concentrato se ne andò, la mente più serena e matura.
 

Ho scritto questo pezzo come ricordo e testimonianza della mia visita alla tomba di Jim Morrison a Peré Lachaise durante la gita a Parigi, riflessioni e impressioni che ho provato mentre camminavo nel labirintico cimitero monumentale… viste e commentate da un’eterea presenza critica del mio io narratore.

 

La Triste Storia di Wolfgang Von Sturm

La Taverna era piena di clienti che bevevano e chiacchieravano animatamente, ubriachi e non.
Ad un tratto una folata di vento gelido spalancò la porta e turbinando per tutta la spegnendole; subito dopo la raffica vorticò verso uno sgabello davanti al bancone e sotto lo sguardo stupito di tutti quanti prese sembianze umane. L’essere pareva proprio un uomo ma tutto grigio-azzurro, circondato da una fievole aura spettrale. Anche i vestiti erano dello stesso colore e sembravano gualciti e strappati un po’ dappertutto.
Gli Eroi erano saltati tutti in piedi e avevano afferrato le loro armi, pronti al combattimento, certi delle brutte intenzioni della creatura. Ma nessuno si mosse, forse tutti troppo intimoriti dall’apparizione, tesi come corde di un arco.
Ad un tratto l’essere allungò una pallida mani verso Xanders, che si trovava a pochi centimetri da esso. Windiel scoccò una freccia verso la creatura, temendo per la vita del taverniere ma essa attraversò il corpo dell’essere come se fosse fatto di pura aria, inconsistente ed etereo, conficcandosi nel bancone.
L’essere si bloccò e disse: “Non ti scomodare troppo Asrai…non c’è carne o materia che tu possa ferire o uccidere… la gelida mano di Morr ha già preso la mia vita…”. la voce dello spettro trafisse gli eroi come una lama di ghiaccio facendoli rabbrividire.
La mano del fantasma riprese il suo percorso ma invece che toccare il Craciano cercò di afferrare un bicchiere di brandy poggiato sul bancone; la sua presa inconsistente però attraversò il bicchiere; il fantasma ritrae la mano come se si fosse scottato.
Ahimè neanche con l’effimero sollievo dell’alcol posso affogare la mia pena… il mio destino fatale… che m’incatena a questo mondo di follia e tormenti eterni…” disse lo spirito malinconico prima di voltarsi verso gli eroi della taverna. Tutti rimasero atterriti dallo sguardo dello spettro: occhi tristi, velati come da una pellicola biancastra, riempivano le orbite dello spettro; sul collo dell’essere era ben visibile una larga cicatrice come se la gola gli fosse stata squarciata in un sol colpo.
Non temete signori… non volevo fare del male al padrone di questo locale, né lo voglio fare a voi… ero entrato solo per bere qualcosa… ma a quanto pare la mia maledizione non mi permette questo lusso…” abbassò gli occhi, ancora più sconsolati “Solo un po’ di calore… il tepore di un cicchetto… niente più… maledetto il tuo nome nei secoli mio carnefice…!”
Il Primo a riprendersi fu proprio Xanders, che con ritrovata serenità domandò: “Chi sei ?”
Lo spettro parve sorridere mesto: “Siete il primo a chiedere notizie sul mio conto da molto tempo elfo… ancora prima della mia morte e dannazione ero poco o per nulla considerato da amici e conoscenti… passavo come un fantasma fra le mie genti… ed ironia della sorte… ora che lo son davvero… la mia situazione e tutt’altro che migliorata. Quando osai apparire ad amici e famigliari, essi, forse giustamente aggiungo, fuggiron oppure terrorizzati s’accucciaron come bestie temendo egoisticamente per la loro vita… invece che pensar ad aiutarmi o consolarmi… che stupido fui ! come potevo creder che non avendo mai ricevuto un segno d’affetto o amicizia in vita potessi trovarla nella tediante non-morte” guardò Xanders con lo sguardo un po’ più sollevato.
“…Visto che avete dimostrato tanta premura nei miei confronti elfo… avrete l’onore o l’onere, starà a voi giudicare, di conoscere il mio nome e il mio fato…” nessun rumore aveva increspato il silenzio della taverna da quando il fantasma aveva fatto la sua comparsa così tutti nel locale poterono ascoltare la storia di quell’essere spettrale.
Il mio nome è o era, ammesso che esso abbia ancora importanza, Wolfgang… Wolfgang Von Sturm… la mia vita fu triste fin dall’infanzia… ma non vi tedierò con le tristi storie degli anni della fanciullezza stroncata presto dal dramma… né vi narrerò delle mie avventure errabonde in terre lontane e vicine, alla cerca della pace per lo spirito inquieto di un giovane senza più né amori né averi. Vi parlerò invece delle mie origini come spettro.
Le cose di cui vi darò notizia fra poco le scoprì nell’istante stesso in cui il mio carnefice mi maledì con l’orrendo dono della non-vita, forse per ulteriore beffa della sua mente perversa e deviata, non so per quale ragione ma da quel momento fui consapevole della sua vita e della sua coscienza… forse è quell’ oscuro legame che lega vittima e assassino…” lo spettro impugnò un gomito e portò l’altra mano al mento come per riflettere, i suoi occhi eran tornati tristi ma contratti nella concentrazione.
“La bestia s’aggirava famelica per il bosco oscuro, scosso dalla fredda brezza della sera invernale. Continuava a bearsi del suo ruolo di predatore supremo… di come le sue vittime invocassero pietà… quando lui vorace si avventava su di loro… di quanta speranza di salvezza, quanta voglia di continuare a vivere ci fosse nei loro occhi tumidi di lacrime… voglia ti tornare alle calde dimore dove le attendevano i miseri affetti e le piccole cose di ogni giorno… e che gioia provava quando affondava le fauci nel collo di quelle povere creature, spezzando quelle vite… saziandosi del rosso fluido vitale…mentre con urla strozzate l’anima scivolava dai gusci, ormai asciutti, delle sue vittime indifese… così piene di speranza. Provava un certo gusto perverso nel sentire invocare pietà…ma come poteva essere capace di simili gesti una creatura del genere… un insulto alla vita e alla natura stessa. Mentre questi blasfemi pensieri affollavano la mente di quel demone maligno, esso sentì l’odore di un’altra vittima che si stava avvicinando… si leccò le labbra pregustando l’ennesimo succulento pasto di speranza e sangue caldo. Si nascose fra i cespugli e quando la preda fu a portata delle sue grinfie gli fu addosso. Ma stavolta fu diverso… non mi dimenavo e non invocavo pietà… il vampiro fu sorpreso dall’inusuale reazione e dal mio sguardo apatico che non lo fissava neanche, ma che guardava di lato offrendogli il collo come su un piatto d’argento. Stupefatto il sempiterno sondò la mia mente con i suoi poteri mentali… e vi trovò soltanto disperazione e dolore… quasi ne fu colpito anch’esso… mai aveva incontrato una creatura tanto tapina e desiderosa di morire…fu proprio questo mio desiderio di lasciare per sempre questa terra che firmò la mia condanna. Il vampiro indignato ebbe un’idea perversa e maligna… siccome godeva nel causare dolore alle sue vittime e capendo che la mia morte sarebbe stata una liberazione per il mio spirito…affondò comunque le sue zanne nella mia gola strappandomi dalla mi esistenza terrena ma quando la mia anima provò ad avviarsi verso Morr la creatura mi bloccò, maledendomi, legandomi ad essa… trasformandomi nell’essere che sono ora…uno spettro incatenato a questo mondo di dolore e pena eterna… in questo modo il suo sadico ego fu placato… anche questa volta era riuscito nel suo intento maligno… e mi lasciò solo.
Così da quel giorno vago di luogo in luogo disperandomi per la mia situazione… senza neanche più il sollievo e la pace della morte
…” lo spettro abbassò lo sguardo, mai così mesto, sul bancone:
Questa è la mia triste storia.…………… e perdonatemi per la vostra illuminazione, signori ma non amo molto le luci…sono per me simbolo e ricordo di affetti che non potrò mai né avere né soltanto desiderare…”
 
Piccola intro per un mio personaggio di un gdr sul forum di warhammer, siccome mi è uscito anche un discreto racconto , che può andare anche da solo ho deciso di postarlo anche qui… ditemi se vi è piaciuti… Ciao a tuti.

Magister Narrator

Stavolta ho deciso di mettere i link hai più bei racconti che ho trovato nella sezione Adeptus Narrator del Forum GW di Warhammer alcuni di questi racconti hanno dato il via alla mia "carriera" di scrittore di racconti a tema fantastico e sono grato ai loro autori per le splendide opere che hanno saputo scirvere che mi hanno molto emozionato ed affascinato.
 
Grazie a tutti
 
by Orcry 

Le Pergamene di Orcry

Finalmente ho capito come funzionano gli Elenchi…
 
ed ho quindi creato dei i link che portano al forum GW dove ho postato i miei racconti a tema "warhammeresco" se avete tempo, voglia e una certa passione per il fantasy e affini… leggeteli e commentateli qui.
 
ciao a tutti