Ritorno alla Macchina

Riempire il serbatoio
per quattro ruote che già sanno la meta
 
l’abitudine è una brava maestra
 
Addormentarsi con lacrime ansiose
sperando in sogni puri
 
incontaminati dall’ordinario domani
 
La sveglia materna che chiama
il solito muguno scocciato è la risposta
 
incontro al presente di tutti i giorni.
 
Ridestarsi dalla fiabesca vita
per scoprire, sempre più, ch’essa è tutt’altro che magica.
 
la coscienza di non aver potere di cambiarla.
 
la voglia matta d’averti qui
con me
 
perchè quando sto con te, sento di poter far tutto.
 
La voglia di scappare ma non senza trovarne la forza
Una mente corrotta da aride idee di vite in declino, oridnate e semplici, verso il tramonto della vita.
 
La Macchina t’inghiotte,
è ovunque, qualunque cosa tu faccia:
Se ami, se odi, se fai, se speri, se sogni.
Essa ruba tutto ciò che hai.
 
"Benvenuto alla Macchina… anzi Bentrovato!"
 
 
 
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La Mistica Ballata

 

Fate, danzano ancora nel mio sogno di fugace bellezza,
luci di fiori e colori di vento
ricordi di balli lontani
nella memoria e nel tempo
allegorie dell’amore sperato e incerto
brandello della mia anima
 
di William Bonacina
 

Dormiveglia in una Notte di Mezza Estate

 
Il fischio del silenzio,
quando la notte vuota,
entra nei miei occhi
tutto attorno a  me.
 
Forme strane si arrovellano
dietro le mie palpebre serrate.
Luci navigano, mutando, in scacchiere brillanti.
Rombi e triangoli, ruotano
attorno al fulcro a cui tutto torna.
 
Vermi rilucenti strisciano,
si contorcono nell’icore oscuro
Disegni arcani nella materia di cui son fatti i sogni
 
di Willliam Bonacina

Sogno di Tenebra


In ginocchio.
Nella chiesa dei miei demoni.
Mi tormentano propaggini di buio antico.
Mi dispero nelle mie pallide mani:
fredde e duramente lisce si sfregano,
si contorcono sul mio volto in lacrime amare.
 
Levo le mani.
Nubi di tempesta si stagliano dietro all’esile profilo di un albero
Curvo e ingobbito alla letale brezza.
L’erba nera si dimena.
 
Ecco! Comincia!
La pioggia tentenna sopra il mio corpo
nudo, arido di passione.
Alzo gli occhi.
Ci provo, le gocce feriscon le mie pupille.
Odo l’aspro messaggio di fine.
Il nero messaggero del dio,
annunzia l’inesorabile giudizio del mondo.
Un corvo zuppo si leva in volo
Seguo il suo planare
fra la pioggia,
sempre più intensa
mestizia del cielo.
 
I cancelli del campo santo gli fanno da trespolo.
Stringo gli occhi.
Una cupa ombra s’addentra.
Si volta
E nell’oscurità del suo cappuccio
si specchiano i miei mali, riflette le mie colpe.
In un gesto disvela,
lingue di fuoco dalle dita.
S’insinuano fugaci nella terra di umida di morte e di lacrime
del cielo e dei cari.
 
Tremo,
al sussultar della terra.
Tremo
Al terrore di ciò che mi si para d’innanzi.
Lampi di metallica luce scuotono la terra dissacrata.
Ossa dagli occhi fiammeggianti si animano.
Tedio per i propri assassini.
Si sollevano e marciano.
Morte il loro inno, omicida la loro mano.
Tetro esercito dall’eterno castigo donato.
Gridan vendetta le vuote gole.
Putridi artigli scavano e scalano
Alla triste non-vita vanno.
 
Solleva lo sguardo il cavaliere,
Nella sua dorata armatura di luminosa certezza.
Inerme,
Come ogni altro.
Dispera nell’ora della fine.
 
Il flagello del dio invade il mondo.
Brucian le città di cemento e metallo
Brucian le leggi stampate a fuoco nelle menti
Brucian tutti e tutto, in un empia pira
 
Osservo tutto,
sofferenza immane:
certezza di solitudine, non ho più lacrime.
Apatico sconto la pena.
In attesa della morte pacificatrice.
Gracchia ancora il corvo,
vola in alto,
vola in alto verso la luce.
Un ultimo sguardo di coscienza.
Vedo la sentenza del dio dall’elmo alato.
 
di William Bonacina

Pace dei Sensi

 
Dolce sonno,
placida volontà di Morfeo
a te ognun, infin,
si piega.
tiepida illusione di morte.

[Il povero pezzente nella casa infetstata;
stringe a sè la coperta di cartone.
Ratti e insetti son i suoi orsacchiotti
Il ricco signore
nel palazzo sontuoso
di rigira inquieto
all’annaspar di un arrogante e pomposo cucciolo isterico.

Il vagabondo viaggiatore
senza dimora
erra per la terra
una sacco e una mantella,
questo il misero giaciglio]

Nella tranquilla pace del tuo abbraccio
ognun si rotola, bambin
senza difetto alcuno
nell’intrinseca tenerezza
di chi chuide gli occhi e sogna ,
un sonno tranquillo…
lupi sembran agnelli;
tutti bianchi capi
dello stesso, grande gregge.

di William Bonacina

Ode All’Oscura

 
Oh mia Signora oscura
vengo a te da terre lontane
e di troppa luce
dopo un tormentato viaggio
nella mia anima inquieta.
 
Non oso alzar il mio capo,
chino e coperto
sulla tua tenebrosa bellezza.
Permetti al mio sguardo di punger
la tua pelle
fredda e anemica.
 
Travoglimi
con le tue pene infernali
sciogli il tuo sorriso
a cotanta dedizione
mia dolce principessa oscura
 
Vorrei perdermi nella tua mente;
vagare, sperso
in quel labirinto buio
trovarne il tesoro
da portarti come pegno.
ed esser degno d’amarti fra le lenzuola delle tenebre notturne.
 
S’intendi che il mio sentimento è vero
non ritrarti
non fuggirmi
te ne prego.
 
Ne morrei all’istante,
come si muore una sola volta;
prigioniero di nuovo
di mura di rovi
la mia stessa armatura.
 
Fa che da essi nascan le nigre rose
d’una passione oscura.
 
Voto di trovar
te e solo te,
feci al cielo cupo e ceruleo dei miei monti
 
Tu oscura guerriera
che lotti,
glaciale
per trovar posto
al tuo nero bocciol
nell’arido giardino del mondo.
 
Viaggiai per tinger di rosso
i suoi petali col sangue
del mio timido cuore;
immolato a te ,
mio sommo sacrificio
per rinascer con te
a nuova vita
 
di William Bonacina

Bimba di Pietra

 
Con la fredda manina, reggi il fuenreo viso;
mesta maschera di malinconia
e tremendo monito della fine.
Triste bambola di pietra
 
Prego di mai incntrarti
durante le cupe ore del vespero
o nelle notti pù profonde;
tanto a me care
ma oltremodo cariche di tedio
e balsfemi incubi ad occhi aperti.
Perchè il tuo volto,
già segnato dalla rovina
della cenere dei tempi,
al lume del tremule cero
o della fredda d’uman artifizio
diverrebbe al pari di una meschina
e malvagia
cratura d’oltretomba
che mi trascinerebbe
nell’eterno gorgo della follia.
 
Come spettro tormentatore
come demone supplizziatore
il tuo sguardo muto mi scruterebbe
a fondo
scavando
erodendo
scavando ed erodendo
fin nel più profondo recesso
del mio animo impuro
tediandomi
col castigo dell’inquieto riflettere
 
di William Bonacina
 
era un po’ che volevo postare questi versdi ispiratimi da una statua che ho visto a Peré Lachaise e volevo aspettare di arrivare a quel punto col diario dell’Interail… che ha questo punto credo che non riuscirò a postare per intero… comunque la foto della statua la trovate nell’album "Cemetery Gates"

Galleria

Tenebre.
Il lungo verme di lamiera
s’inoltra nell’antro, 
nessuna luce.
 
Resto solo.
Seduto al mio posto,
osservo il buio fuori
ma non fa differenza
è un’oscurità totale
dentro e fuori [di me].
 
Rare luci,
come torce
su un’oscura scala per gli inferi
illuminano a sprazzi la via sotterranea
e i miei pensieri,
i miei ricordi,
i miei tormenti.
 
Tornano a tediarmi
In quest’oscuro luogo.
Strisciano
e si arrampicano fra i sedili.
Paura ed angoscia
Per l’arrivo degli Esecutori della mia condanna.
 
Non Prego.
Non saprei chi.
Non chiedo perdono.
Son conscio delle mie colpe.
 
Non Spero.
Chiudo solamente gli occhi
e aspetto.
 
Li riapro
Non più tenebre.
Solo una grande luce avvolge il mondo,
Sono fuori.
 
di William Bonacina

 

Arianna

Infinitamente dolce sei
quando le fiamme
della timidezza o dell’imbarazzo
accendon le tue pallide gote
 
Carezzerei i tuoi capelli
che come gialle messe
sbrilluccicano al sole.
Mentre mi perdo
nel celeste, profondo dei tuoi occhi,
intelligenti e schivi.
 
Mi mancherann le tue irrisioni,
di chi attacca per difendersi,
degli animi miti scudo,
contr’ogni cosa:
amore ed odio
modi gentili e leali con tutti,
anche con il peggiore dei lupi,
mi fan dubitar della tua amicizia.
 
Il tuo ricordo sfiorerà
i miei occhi,
la mia mente,
quando le strade nostre si abbandoneranno,
forse per sempre.
Quando varcherai i confini dell’aeree
e gli oceani di chi, della terra fa la sua croce.
per sbarcar nel mondo nuovo.
 
di William Bonacina

Amore

Io ti amo,
amo la tua mente perversa,
il tuo pensiero,
anelo il tuo verbo
arrogante e sprezzante
del mondo, dell’uomo d’oggi
troppo odiabile
per esser cambiato.
Ma mai
i nostri spiriti si potranno incontrare,
due lati oscuri e tetri
matrimonio di sangue,
barbaro e macabro rituale
un patto diabolico
suggellerebbe l’unione
delle nostre anime
perdute nell’oscuro
oblio della rivolta
contro ogni regola
umana e divina
né bene né male
solo noi
persi , sprofondati
l’uno nell’altra,
l’una nell’altro,
un essere unico e potente
il superessere.
Con te morrei presto
Vivendo in fuga, ricercato
scacciato
da ogni creatura di questa terra.

Io ti amo
Amo il tuo angelico ottimismo
La tua eterna speranza.
La voglia di impegnarti per rendere il mondo migliore
Un mondo che rifiuta ogni aiuto
Nella corsa verso la disfatta finale.
Con te cercherei il riscatto,
lo scacco
alla mia anima oscura
ed inquieta.
Mi accoccolerei accanto a te
Sperando in un gesto gentile,
in una tua carezza, ma tu casta,
ti ritrarresti dietro la tua virtù.
Con te invecchierei
Conformato alle norme
Terrene e sacre.
Finiremmo insoddisfatti dei nostri passati,
pregando iddio
di esser degni di star al suo fianco.

Che scegliere ?
Pace o guerra
tenebra o luce
un angelo dalle bianche ali piumate,
un demone dalle nere ali di cuoio.

di William Bonacina

Assenzio

Ossevo gli azzurri riflessi
di quel mar di perdizione ed ebrezza,
d’un sol sorso faccio il bicchiere.
Qualch’attimo di quiete.
La calma prima della tempesta.
Il Fuoco Greco esplode in me
man man che nella gola
ardente cola.

Uno, due, tre, quattro
di cicchetti faccio manbassa.

Perfin ore dopo
il mio corpo resta pervaso
da fiamme d’eterna fenice
potrei sputar fuoco come un drago.

Riposo non trovo
fra le afose lenzuola estive.

L’ambrosia infin reclama il suo pegno
purgando il fisico,
ma temprando lo spirito.

di William Bonacina

Pallido Sole

Oh pallido Sole.
Fioca macchia di luce,
celato dietro le fosche nubi plumbee,
più l’argentea Luna pari.
 
Fiacco e strozzato
dalla grigia coltre delle convenzioni
quante verità sembra racchiudere
la tua luce negata.
 
di William Bonacina

Stanchezza dei Sensi

Stanco, di udire
le voci arroganti e colme di scherno
di menti banali e superficiali, che con la morale si fan schermo.
 
Stanco, di sentire
l’odore acre del mondo che marcisce
mentre l’uomo con indifferenza lo ferisce.
 
Stanco, di toccare
la mia pelle, madida del sudore dell’ansia, il corpo trema
per la rabbia che per troppo tempo si frena.
 
Stanco di vedere
trucchi, vesti marchiate
capelli tinti e pelli dorate
ninnoli dell’apparenza
vuoti dentro, della fresca natura restan senza.
 
Stanco di gustare
l’amaro sapore della sconfitta eterna,
di chi pensa e non esterna
sprofondando nella follia
quand’è tutt’altra la vera malattia.
 
Di William Bonacina

L’Inetto

Io sono il crepuscolo.
 
Io sono l’autunno.
 
Perso,
 
nel mare dell’indecisione e dell’inquietudine.
 
Come un ebbro battello,
 
sballottato
 
dalle gonfie vele nere dei flutti.
 
Né la riva oscura
 
buia terra d’inconsci misteri e intimi desideri
 
Né la riva bianca 
 
ove come faro brilla 
 
l’alabastrino lume salvifico della ragione.
 
Resisto; senz’affogare, senz’affondare.
 
Mi aggrappo al timone della quotidianità,
 
degli amori sognati 
 
ma mai ottenuti.
 
La tempesta mi spinge
 
ora verso una, ora verso l’altra sponda.
 
Maledetto dal passato e disperato del futuro
 
vivo il presente; errante
 
sulla scala imperiva o sul sentier battuto
 
su queste strade infinite
 
Mai raggiungo la cima.
 
di William Bonacina
 
 
 

Neve

Un bianco e sacro silenzio cala
quando tu
dama natura
il tuo vestito nuziale indossi
candido e perfetto.
 
Macchiato dalle esistenze
arroganti e superbe, dei tuoi figli prediletti
che non placano la loro corsa eterna
sfuggendo al tuo magico e placido richiamo
 
Intanto io
fra le pieghe della tua veste pura
ritrovo la mia fanciullezza
tranquilla e spensierata ma persa
 
di William Bonacina