In ginocchio.
Nella chiesa dei miei demoni.
Mi tormentano propaggini di buio antico.
Mi dispero nelle mie pallide mani:
fredde e duramente lisce si sfregano,
si contorcono sul mio volto in lacrime amare.
 
Levo le mani.
Nubi di tempesta si stagliano dietro all’esile profilo di un albero
Curvo e ingobbito alla letale brezza.
L’erba nera si dimena.
 
Ecco! Comincia!
La pioggia tentenna sopra il mio corpo
nudo, arido di passione.
Alzo gli occhi.
Ci provo, le gocce feriscon le mie pupille.
Odo l’aspro messaggio di fine.
Il nero messaggero del dio,
annunzia l’inesorabile giudizio del mondo.
Un corvo zuppo si leva in volo
Seguo il suo planare
fra la pioggia,
sempre più intensa
mestizia del cielo.
 
I cancelli del campo santo gli fanno da trespolo.
Stringo gli occhi.
Una cupa ombra s’addentra.
Si volta
E nell’oscurità del suo cappuccio
si specchiano i miei mali, riflette le mie colpe.
In un gesto disvela,
lingue di fuoco dalle dita.
S’insinuano fugaci nella terra di umida di morte e di lacrime
del cielo e dei cari.
 
Tremo,
al sussultar della terra.
Tremo
Al terrore di ciò che mi si para d’innanzi.
Lampi di metallica luce scuotono la terra dissacrata.
Ossa dagli occhi fiammeggianti si animano.
Tedio per i propri assassini.
Si sollevano e marciano.
Morte il loro inno, omicida la loro mano.
Tetro esercito dall’eterno castigo donato.
Gridan vendetta le vuote gole.
Putridi artigli scavano e scalano
Alla triste non-vita vanno.
 
Solleva lo sguardo il cavaliere,
Nella sua dorata armatura di luminosa certezza.
Inerme,
Come ogni altro.
Dispera nell’ora della fine.
 
Il flagello del dio invade il mondo.
Brucian le città di cemento e metallo
Brucian le leggi stampate a fuoco nelle menti
Brucian tutti e tutto, in un empia pira
 
Osservo tutto,
sofferenza immane:
certezza di solitudine, non ho più lacrime.
Apatico sconto la pena.
In attesa della morte pacificatrice.
Gracchia ancora il corvo,
vola in alto,
vola in alto verso la luce.
Un ultimo sguardo di coscienza.
Vedo la sentenza del dio dall’elmo alato.
 
di William Bonacina
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3 pensieri su “Sogno di Tenebra

  1. Eh,caro William!Come al solito mi piace leggere le poesie altrui!Io purtroppo ho perso l\’ispirazione…E\’un periodo un po\’burrascoso(strano…non l\’avrei mai detto…)…Amo i miei ricordi,ma proprio questi alla fine sono la causa del mio male,del mio illudersi…Secondo me il mio principe non si è mai presentato,perchè si vedeva lontano un miglio che non gli importava niente di me…Ma io non ho voluto ammetterlo,e ora sono l\’unica a soffrire…E non è giusto…Vabbè,ormai tanto è inutile…C\’è l\’università che mi tiene parecchio impegnata!!!Guarda a che ora scrivo!!!! ^^ !

  2. Bella poesia, William…me ne ricorda vagamente un\’altra:<< Sulle rovine di antiche cittàcrescono fiori senza colorealberi tristi tendono al cielorami corrosi dal tempo…>>L\’atmosfera che crei, questi paesaggi temporaleschi insanguinati…li rendi proprio bene…

  3. STraziante il pessimismo dell\’oscurità travolgente…
    La rassegnazione è sempre la cosa peggiore. la morte non è la soluzione ai nostri problemi…

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