Giorno 0 

31/07/06

 
Il viaggio sta finalmente per cominciare e già sono sorti i primi inconvenienti.
Sicuro di torvare i soliti treni delle .06 di ogni ora che da Calolziocorte vanno a Milano Garibaldi non ne ho controllato la disponibilità per oggi, giorno della partenza. Guarda se la sfiga non doveva metterci lo zampino: il treno prescelto, cioè quello delle 11.06, non c’è. 
Prendendo quel treno sarei arrivato a Milano in tempo per prendere quello delle 12.25 per Genova dove farò tappa da mio zio. 
Ho scoperto solo ora che il treno è sospeso per l’estate: dal 29/07 cazzo due gironi fa… questa è sfiga e disattenzione bella e propria.
 
Ok ora sono sul treno che mi porta a Milano Garibaldi e da lì dovrò fare un paio di fermate di metro e arrivare a Centrale…lì dovrò aspettare le 14.10 per prendere l’IC per Genova…
 
***
 
Appena partito da Calolzio ho guardato fuori dal finestrino cercando di stamparmi nella mente, come una bella fotografia, i monti della Val San Martino che mi hanno fatto da casa, da madre e da padre severi, assieme ai colli ed ai paesini arroccati su di essi immersi nel piacevole verde estate dei boschi, esaltato, dalla luce del sole che scende dal cielo senza nubi.
Il castello di Rossino, mia patria d’infante, si staglia orgoglioso dal colle a gradoni su cui s’intrecciano filari di viti ancora acerbe.
 
Superato Airuno il treno percorre un piccolo tratto sul crinale della montagna e da qui ogni passeggero può gustarsi la valle dove tante case e capannoni di fabbriche si mesocolano al verde, sempre presente, nella mia bella valle.
Qunate albe ho visto da quest’altura… quanti soli rossi-arancio salivano stagliandosi sul cielo che assumeva le colorazioni più particolari: dall’arancio al viola, dal rosso al verdino… uno spettacolo davvero emozionante; da me spesso ignorato per al stanchezza che mi copriva come una coltre, a quell’ora del mattino.
Nei cinque anni delle superiori ho fatto questa tratta tutte le mattine e la conosco praticamente a memoria.
Dopo Olgiate, dove mi trovo in questo momento aspettando che passi la coincidenza (a me non serve) che torna verso Lecco, le montagne cominciano a diventare bassi muretti lasciando il posto alla pianura coltivata e a file di alberi ben disposti, i boschetti "selvaggi" diventano ormai una merce sempre più rara. I soliti cantieri perennemente aperti: le reti rosse lungo i binari, aste di ferro infilate nel cemento, cumoli di ghiaia grossa… da lontano una torre medievaleggiante spunta da una radura sull’ultimo die colli.
Tralicci di grigio acciaio collegano le lunghe autostrade elettriche. Aridi campi da calcio mi riportano alla mente le partite a pallone della mia infanzia nel campo, altrettanto sabbioso, dell’oratorio; terra battuta e sassi in una larga fascia centrale da porta a porta senza risparmiare il centro campo. Pelle deturpata e ginocchia sbucciate, trofei di guerra delle spensierate partitelle d’infante.
L’imminenza dell’arrivo ad Osnago, luogo in cui abita il mio ormai ex-compagno di classe Persa e gli appena sfuggiti pensieri sul calcio mi ricordano la partitella a "Calcio Violento" maschi contro femmine, indetta proprio da quest’ultime, organizzata sulla spiaggia di Barceloneta durante la gita di quarta superiore: è stato uno dei momenti più divertenti della mia vita; il gioco ci aveva fatto scordare tutti i fanzionismie tutti i rancori, solo la voglia di giocare e divertirsi imperava. i ragazzi a petto nudo e le ragazze in bikini, in pratica un’accozzaglia di "deficenti" che si ruzzavano e si spingevano nella sabbia bollente della città catalana.
Scrivendo e scrivendo sono giunto a Carnate, che io considero confine e termine delle bellezze naturali selvaggie; dalla prossima stazione, Arcore: l’ambiente diventerà sempre più urbano e "cittadino"… quante volte mi son sentito dare dell’ "Heidi" da alcune mie spocchiose compagne: cittadine dell’interland milanese nate e cresciute fra condomini, capannoni e palazzi pseudo moderni.
Gli Unici spazi di verde imbrigliati in parchi e giardinetti. Ho sempre "disprezzato" certi individui poiché tendono a sviluppare un’irragionevole fiducia nel potere dell’uomo e ad un irrispettoso rapporto con la natura e l’ambiente circostante.
In risposta a soprannomi denigranti che insultavano le mie origini "montane" io rispondevo, orgoglioso di tale genesi, della molteplice presenza della loro "gente" nella mia terra, priva dei, a loro tanto "cari" confort cittadini, che durante l’estate o le altre vacanze fugge dallo stress della vita di corsa fra smog e nebbia del capoluogo lombardo. Questi interventi sfociavano spesso in superbi  vanti delle piogge che bagnano alberi e tetti della valle e che vanno poi a gonfiare il fiume, purttroppo sempre più inquinato ed infestato dalle alghe e altre corruzioni industriali. Meglio rifugiarsi nell’alto dei piccoli paesini dove la cosa più fastidiosa sono i pettegolezzi tipici delle minuscole comunità e sport nazionale delle popolazioni le cui più alte percentuali sono formate da maschi e femmine all’alba e al tramonto della vita.
 
Eccomi a Monza la città che mi ha ospitato durante il mio periodo scolastico superiore. Non ho mai avuto una buona impressione della gente di questa città e più gli ho conosciuti più ho conferamto i miei sospetti iniziali. Borghesi e provincialotti, ovviamente salvo alcune eccezzioni eccezzionali, qui si uniscono le peggiori caratteristiche delgli abitanti montani e l’arrogante sicurezza nel progresso dell’abitante di città… anche qui molti vecchi e quindi mentalità antiche… e i giovani, ovviamente, costretti alla fuga e chi non fugge si adatta e si conforma. 
Accanto a me si son seduti due, credo, turisti di lingua spagnola gli ascolto parlare magari imparo qualcosa, anche se, il castigliano mi serve a poco in questo viaggio…
Stiamo arrivando a Sesto San Giovanni mi fermo un po’… riprenderò più tardi… a dopo… ho già scritto cinque pagine in puro stile surrealista abbandonandomi al trascrivere il pensiero immediato…. 
 
***
 
 Eccoci di nuovo. Sono sul treno in viaggio da Milano a genova arriverò in stazione verso le quattro di questo pomeriggio.
Carrozza 9 posto 95 così diceva il biglietto, inizialmente scazzato dalla lontananza della carrozza rispetto alla mia posizione sulla banchina, ho raggiunto il mio scompartimento. Dopo una breve visita al bagno della carrozza sono ritornato al mio posto e vi ho trovato una signora seduta nel posto di fronte al mio. Capelli lunghi raccolti dietro, occhi tondi e grandi; ella mi ha salutato cortesemente. Ho ricambiato contempalndo con occhiate veloci e discrete la sua camicetta a fiori e la sua pelle lampadata, di un rosso che metteva in risalto gli occhi azzurrissimi. Ho sistemato lo zaino nell’apposito porta bagagli ma non prima di aver recuperato il libro da viaggio. Poco dopo ci ha raggiunti un’altro passeggero. Un signore calvo e barbuto dal "pallore" tipicamente indiano che si è silenziosamente accomodato facendo un semplice e sbrigativo gesto alla signora, che credendo che esso si dovesse sedere nel posto accanto a lei stava spostando le borse che aveva lì appoggiato.
Prima della partenza abbiamo incontrato il nostro ennesimo compagno di viaggio. Ancora un signore, stavolta bianco e dall’aria austera e distinta: dalla folta barba grigia e nera e il viso segnato dall’età.
Durante il viaggio intuisco che si tratta di un avvocato. Infatti cominciando un classico discorso sul caldo con la signora finisce a parlare di un anche grave notizia che egli ha da poco scoperto in un archivio giudiziario. Pare che alcune navi italiane cariche di rifiuti tossici venenro affondate intenzionalmente al largo della liguria per evitare di smaltire e quindi pagare… questo accadde ben diciott’anni fa ma si sa che la giustizia italiana è lenta. Tutto era partito dalla notizia che a Genova, in quei giorni, si erano chiuse parecchi tratti di mare balneabile a causa delle così dette alghe "killer" e la notizia dell’affondamento era stata portata come causa della tossicità delle alghe tossiche. 
Io ascolto, curioso, quest’uomo che sembra averne viste di ogni colore… un ulteriore conferma della mia tesi mi arriva quand’egli, poco priam di Pavia, interroga il signore indiano sulla sua zona di provenienza, cercando di capire se avese visitato quella particolare zonadurante la sua carriera da "marittimo" (com’egli si definì al momento) nel 1984.
Capisco che quest’uomo è un buon "Ramingo" esperto e navigato. 
Io però non trovo il coraggio di imbastire una chiaccherata sui suoi viaggi, nonostante i molteplici spunti che saltano fuori nei discorsi. La mia timidezza e riservatezza sono ancora lampanti, dovrò e spero tanto di perderla man mano che questo viaggio proseguirà.. sento che se ci fosse stato Michele avrbbe saputo rispondere ed argomentare una bella discussione con quest’uomo colto… io invece son più un buon ascoltatore ma, ahimè non incito al discorso.
 
       
 
 
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Un pensiero su “Cronache di un Interail

  1. Ciao!!!!Io sono tornata proprio in qst momento!Qnt mi è mancato il computer(ma ke skifo ke sono diventati tutti i blog di msn,il mio compreso!!!!!! =( !)!..Xò le mie vacanze sono andate strabene,tant\’è ke ho voluto prolungare la mia xmanenza!!!Se leggerai il mio blog,capirai!Ciao,buonanotte!

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